Miniesercizio – 72


Anche oggi vi proponiamo il Miniesercizio!
Questo tipo di esercizio ha l’ambizione di sviluppare la fantasia dello scrittore attraverso un approccio visivo di tipo statico, appunto una fotografia.
L’aspetto di osservazione è fondamentale in quanto bisogna essere in grado di raccontare ciò che si vede a qualcuno che appunto non vede quel che guardate voi. E non è semplice farlo in modo originale e credibile.
Inoltre con i tre parametri definiti ogni volta diversi proponiamo una “confusione” mentale che può far scaturire una storia che non immaginavate neanche di poter pensare.
Per concludere il limite di parole, che vi obbliga a non dilungarvi in concetti relativamente inutili o ripetitivi e a concentrarvi su un buon contenuto.
Buon divertimento!
Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:
– Una rete da pesca
– Una sedia a sdraio
– Un impiegato comunale
– La foto seguente
 hamburg-2976711_1920
Scrivete la vostra storia qui sotto nei commenti! Buon divertimento!

Invitate i vostri contatti su scriverecreativo.net!

Facciamo come le compagnie telefoniche! Se un vostro amico si iscrive pubblichiamo un vostro svolgimento! 😉

Annunci

8 pensieri su “Miniesercizio – 72

  1. Che c’ è dall’ altra parte?
    Questo ponte mi affascina
    La paura mi impedisce di muovere
    La paura mi rode le ossa
    La paura mi fa sudare
    La paura mi cimenta
    Non lo sarò mai
    Questa paura maligna
    Mi ammazzerà

    Mi piace

  2. In quella stagione il tramonto iniziava alle 14.30. Il cielo, nelle giornate serene, come quella, si indorava già subito dopo pranzo. E allora lui, impiegato comunale, anziché occuparsi delle pratiche assegnategli, gettava la sua rete da pesca e, seduto sulla sedia a sdraio di tela verde, guardava i ponti, le barche, e il canale aspettando che arrivasse l’ora della fine lavoro.
    Lavoro che lui non aveva mai iniziato perché, nelle ore precedenti al pranzo era solito riparare gli squarci sulla rete.

    Mi piace

  3. Adorava la sua chiatta sulla quale passava tutti i suoi giorni liberi dal lavoro che svolgeva nel comune della città come impiegato. Con una vecchia rete da pesca piegata due volte aveva costruito un piccolo portichetto sul ponte e creato una zona d’ombra sulla imbarcazione, ci aveva messo una sedia a sdraio dove sonenhchiava, mentre la piccola chiatta navigava goverabta da un moderno pilota automatico, da lui medesimo progettato, che la guidava in quei canali cittadini verso il mare aperto, passando sotto i pontì in ferro dei quali lui, ingegnere comunale, gestiva la manutenzione. Per questo poteva permettersi di rilassarsi mentre vi passava sotto. Sapeva come erano controllati, tenuti in ottimo stato.
    Quel giorno però qualcosa non funzionò ed un traliccio in ferro cadde sul ponte della imbarcazione, mandandolo a bagnomaria. Lui naufrago cittadino e prossimo ex impiegato comunale. Lui che perse il lavoro senza sapere chi dei suoi addetti aveva avvitatomi bulloni di acciaio dei parapetti di quel maledetto ponte al contrario.

    Mi piace

  4. Andrea stava li’… aspettava invano che succedesse qualcosa… nulla, non succedeva nulla ed intanto l’ umidita’ avanzava ed il ciglio del fiume diventava fangoso ! Si annoiava a star li fermo da ore ma ne valeva la pena pensava! Aveva fatto una scommessa e voleva vincerla per provare a se stesso ed agli altri che non era stato un acquisto inutile la sua CANNA da PESCA. Qualcosa tirava….finalmente una trota bella grossa aveva abbocato! Andrea soddisfatto la mise nel cestino e con la canna da pesca sulle spalle si avvio’ verso casa con il viso che trasudava soddisfazione da tutti i pori!!

    Mi piace

  5. «Non ne posso più di questa città così meravigliosamente operosa, di questi palazzi così meravigliosamente ordinati e di questo fiume così meravigliosamente placido» pensò l’impiegato dell’ufficio anagrafe mentre, affacciato alla finestra del venticinquesimo piano del palazzo municipale, sgranocchiava un insulso panino.
    Chiuse gli occhi e seguì il corso del fiume a ritroso, lo vide attraversare città, paesi e campagne, lo seguì fino ad arrivare alle pendici del monte dal quale nasceva e vide se stesso seduto su una sdraio con una canna da pesca in mano…
    «Giovanotto!» urlò una voce dietro di lui «Si dia una mossa.» Sobbalzò alla voce del suo capo e si girò mestamente. «Non ne posso più» pensò con l’animo di chi si sente come intrappolato da una rete gettata sopra di lui dalla quale non sa liberarsi.

    Liked by 1 persona

  6. ben tornati con i miniesercizi. Ecco cosa ho partorito.

    Rocco attraversava il ponte di ferro due volte al giorno. I suoi passi risuonavano metallici sotto i suoi piedi, mentre l’acqua verdastra del canale, che tagliava in due il quartiere, sembrava immobile. Gli alti edifici vi si specchiavano grigi. In basso erano ricoperti di muschio verde, la parte superiore annerita dal tempo. Il sole faticava a illuminarlo.
    Rocco era figlio di un minatore siciliano, venuto in Belgio a cercare fortuna ma invece aveva trovato la morte a Marcinelle. Non si sentiva più italiano né parlava la lingua dei suoi genitori. Adesso faceva l’impiegato comunale a Bruges e conosceva solo il fiammingo.
    Tutte le mattine alle otto passava sul ponte per recarsi all’ufficio anagrafe dove lavorava. Gli piaceva stare a contatto col pubblico, anche se a volte era indisponente.
    Delle antiche origini siciliane aveva conservato il piacere della pesca. Alla domenica o nei pomeriggi estivi si appostava sulla riva del Handelkom con la sedia a sdraio e il bilancino, sperando di pescare qualcosa. Quello che prendeva lo ributtava in acqua, anche se passava interi pomeriggi a gettare la rete nel canale e ritirarla grondante ma vuota. Per lui era un passatempo, mentre osservava i barconi che lentamente scivolavano sulle acque grigiastre.

    Mi piace

  7. Quello che faceva era illegale? Si, certamente. Era di ciò egli al corrente? Ovviamente. Beh scusate, ma in questo folle e stretto mondo, rigido e compresso, un uomo dovrà pur avere il diritto di ritagliarsi uno spazio, un’attività, un momento nel tempo che incessantemente batte e ci abbatte.

    Tic, tic, tic, driiin, driiiin, tic, toc, tic, tac, ehy Al mi passeresti quello? Manda questo, bolla questo, ci sei con le scadenze del caso Jhonson?

    Gli serviva pace, sì, decisamente.

    Gli serviva la sua rete da pesca dalla dubbia utilità, la sua scricchiolante e malmessa sedia a sdraio, e quel tramonto, l’unica cosa a non essere consumata e omologata, l’unica cosa che, nonostante si ripetesse tutti i dannati giorni, non era mai uguale a se stessa. No signore, e come avrebbe potuto?

    Sistemandosi sulla sua sedia chiacchierona pensò che, della sua vita, quella fosse l’unica cosa che valesse la pena avere, anche se di seconda mano.
    Nessun pesce, almeno niente di edibile, il silenzio, gli sguardi inquieti dei passanti, quei giochi di luci, ombre e riflessi sull’acqua: questa è vita.
    Sissignore.

    Mi piace

Commento:

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...